La partita del Quirinale: le pagelle

Bersani 0 – Le prova tutte e, violentando il calcolo delle probabilità, non ne azzecca una. Sbaglia i tempi, i modi, i nomi. Ne busca da destra e da manca. Cova le serpi in seno e non se ne accorge. Prende un duro colpo, resta piegato a terra e tutto lo stadio canta: “Devi morire”. “Non siam mica qui a pettinare le bambole…”. Sarebbe stato meglio…

Renzi 5 – Anche il “primo della classe” questa volta alza la mano e sbaglia la risposta. La ruota della fortuna non gira per lui. Leale ma presuntuoso. Stronca Marini senza pietà. Si catapulta da Firenze a Roma come un salvatore della patria (piddina) sponsorizzando Prodi: veni, vidi. Non vici. 

Prodi 7 – A dispetto di chi gli dà del bradipo, sfodera prontezza di riflessi politici (e dignità): un attimo dopo il flop ritira la candidatura e si rituffa nel Mali. Aveva già messo all’angolo due volte Berlusconi (peccato imperdonabile per il Pd dei sempresconfitti), una terza volta sarebbe stata insostenibile.

Marini 5 – Resta fino all’ultimo aggrappato al sogno, che per la base del Pd è un incubo, di entrare al Quirinale. Ritira la sua candidatura solo quando tutti gli altri l’avevano già dimenticata.

D’Alema 5 – E’ la media tra 1, voto alla lealtà e alla trasparenza, e 9, voto all’intrigo e alla dissimulazione. Continua a soffrire di sindrome di Stoccolma nei confronti del Cavaliere. E il tramar m’è dolce in questo mare…

Berlusconi 7 – Personalmente paga un prezzo altissimo: prima implora l’ex comunista Bersani di accogliere i suoi voti, poi si inginocchia davanti all’ex comunista Napolitano pregandolo di restare al suo posto (pensare che nel 2007 ne aveva salutata l’elezione come un atto di guerra). Un’umiliazione che è un investimento. Si prepara ad incassare quattro assegni: la sostanziale dissoluzione del Pd, la morte politica dell’avversario Bersani, l’incrinatura dell’immagine del probabile prossimo giovane e pericoloso avversario Matteo Renzi e un infoltimento elettorale più stupefacente di quello della sua criniera.

Alfano 8 – Il maggiordomo di casa Pdl non apre bocca (e questo per lui è sempre un vantaggio), ma induce Bersani all’abbraccio fatale immortalato dai fotografi. Le immagini sono pietre.

Vendola 6 – Rompe subito l’alleanza col Pd sul voto a Marini e ci vede lungo. La ricompone su Prodi e, a scanso di equivoci, marca le sue schede perché sente odore di imboscata. Abbandona l’amico Pd nel momento del bisogno rirompendo l’intesa a sinistra su Napolitano. Tropo più popolare, dalle sue parti, il voto per Rodotà. Alle prossime elezioni si spartità con il M5S le spoglie dell’ala sinistra del Pd. Opportunista quasi per forza.

Maroni n.c. – Solo un ruolo da comparsa per la Lega senza più un leader carismatico. Maroni ormai parla solo attraverso le parodie di Crozza. O è Crozza che parla attraverso le parodie di Maroni?

Monti 6 – Fuori dal gioco e dai giochi per quasi tutta la partita. Poi un colpo d’ala con la candidatura di Anna Maria Cancellieri. Per qualche ora sogna il pallone d’oro. Glielo soffia Napolitano.

Grillo 10 – Ha preso un quarto dei voti facendo campagna elettorale in piazza (quella virtuale e quella reale ). Niente comparsate televisive. Sbriciola Bersani come un biscotto. Cavalca l’antiberlusconismo più acceso. Rade al suolo l’aplomb montiano. Indovina il candidato che più piace al popolo della sinistra incuneandosi subito nell’alleanza Pd-Sel. Poi ammicca alla base democratica e spacca il Pd. Coerente al limite dell’ottusità o dell’irresponsabilità, cresce nella considerazione della gente. Avrà un governo di larghe intese su cui sparare un giorno sì e l’altro pure: il suo obiettivo in attesa del prossimo bottino elettorale. Il grido “Al golpe” per l’accordo su Napolitano è una scivolata che gli preclude la lode.

Napolitano 10 e lode – Aveva già imballato libri e suppellettili. Pregustava passeggiate nel bosco con la moglie Clio senza rompipalle che gli chiedono cosa fare per avere l’incarico di formare il governo. Magari pensava a un libro di memorie. Invece a 88 anni gli tocca ancora ad essere protagonista della cronaca politica. E da domani sarà già tormentone su chi può fare un governo. Primo bis al Quirinale nella storia d’Italia. Tutti in piedi, comunque la si pensi, è giù il cappello per questo ottuagenario al servizio dell’Italia.

Alessandra Mussolini 4 –  T-shirt con slogan di protesta davanti e di dietro. Teleobiettivi puntanti su tette e culo. Colpo di grazie al Parlamento.

(Il mio articolo su www.squer.it)

 

 

La partita del Quirinale: le pagelleultima modifica: 2013-04-20T19:28:30+02:00da framat55
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Un pensiero su “La partita del Quirinale: le pagelle

  1. aimè, tutti voti corretti, al limite sarei stato ancora più severo… se i politici fossero allenatori di calcio, avremmo dei presidenti alla Zamparini che a quest’ora li prenderebbero a calci e li manderebbero a lavorare sul serio… purtroppo, i politici sono presidenti, non allenatori… daranno la colpa agli arbitri, al campo imperfetto, a qualsiasi cosa che non li riguarda, e continueranno a stare al loro posto… fino alle prossime elezioni, solo allora, almeno per la sinistra, succederà qualcosa di nuovo, anche se noi italiani siamo cosi smemorati che temo ci dimenticheremo presto della figura penosa che hanno fatto… ps: tornando ai voti… Prodi merita 8… Berlusconi, aimè, merita 10, a lui conta solo il risultato finale…e i 4 assegni che passerà ad incassare valgono molto ma molto più dei 30 milioni che porta la champions del Milan… quei 4 assegni, per lui sono come vincere la lotteria per un pensionato!!

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