Meglio perdere con Bersani che vincere con Renzi?

Oggi non parlo di Fiorentina ma di primarie del Pd. Si metta l’animo in pace chi dice: la politica non mi interessa. Qui non si parla di “politica” ma di futuro. E il futuro riguarda ognuno di noi. La competizione tra Bersani e Renzi, con Vendola terzo incomodo, stabilirà chi, probabilmente, sarà il prossimo capo del governo. La corsa è già iniziata ma le regole devono ancora essere approvate. Non voglio mettermi a disquisire se la proposta che sabato esaminerà l’assemblea nazionale del Pd è giusta o sbagliata. E neanche commentare le lamentele di Renzi sul fatto che si modifichino le regole delle primarie fin qui utilizzate. Nel valutare i due candidati Pd (di Vendola parlerò dopo) credo si debba prendere in considerazione la loro esperienza politica, la capacità di governo, l’autorevolezza sul piano internazionale (anche se dopo Berlusconi potrebbe fare il presidente del consiglio anche Topo Gigio).
A tutto questo va aggiunta un’altra valutazione: chi dei due ha le maggiori possibilità di sconfiggere il candidato del centrodestra? (sia esso Berlusconi o un portavoce di Berlusocni o un nominato da Berlusconi o l’igienista dentale di Berlusconi o uno simpatico a Berlusconi). Perché la vittoria del centro sinistra oggi appare scontata, ma le risorse demagogico-popolar-mediatiche del cavaliere non vanno sottovalutate. Quindi le primarie del Pd non si devono limitare a scegliere il candidato che piace di più agli elettori del Pd o del centrosinistra in generale, ma al candidato che ha le maggiori possibilità di vincere le elezioni.

Tutta questa agitazione nell’arcipelago piddino deriva dall’essersi resi improvvisamente conto che il termi.jpgsindaco di Firenze può vincere le primarie. E ogni giorno che passa queste possibilità aumentano. Sul Corriere della Sera di qualche giorno fa c’era un interessante articolo della collega Maria Teresa Meli, che svelava un curioso retroscena sul modo di misurare l’appeal dei due contendenti sulla base del Pd. Alle varie feste Democratiche (secondo il nuovo corso) o dell’Unità (per i nostalgici) sono stati esaminati con attenzione gli incassi di bar e ristoranti in occasione della presenza ora di Renzi, ora di Bersani. E si è scoperto che pranzi e cene smentirebbero i sondaggisti. Le feste fanno il pieno ed i ristoranti il tutto esaurito quando è di scena Renzi, più di quando il protagonista è Bersani. Insomma lo stomaco tradirebbe il cervello. La statistica sconfitta dall’Artusi. Altro che exit poll. Per verificare il gradimento dei candidati meglio usare il salsicciometro. Dai polli di Renzo (ricordate Manzoni?) al pollo di Renzi. Bersani? Cotto e mangiato.

Ora vengo a Vendola. Francamente questa storia delle primarie di coalizione mi fa un po’ ridere. Ammetto che quello che sto per scrivere, forse, non è politicamente corrento. Ma aritmeticamente sì. Gli ultimi sondaggi accreditano il Pd di una percentuale tra il 25 e il 27 per cento. Sel (il partito di Vendola) di circa il 6 per cento. Se si va ai risultati del 2008, per avere dati certi e non ipotesi, abbiamo un Pd al al 33 per cento e una Sinistra arcobaleno (Sel ancora non esisteva) a poco più del 3 per cento. Con questi rapporti di forza (numerica) non ha alcun senso che scenda in campo un candidato di Sel. E’ ovvio che il candidato alla presidenza del consiglio non possa che uscire dalle fila del Pd. Non è arroganza la mia, solo buon senso. Alle consultazioni partecipino pure gli elettori di Sel, ma come è possibile ipotizzare che sia un partito al 5/6 per cento ad esprimere il capo del governo. La competizione avrebbe senso tra due forze politiche di peso, più o meno, equivalente. Ecco perché la discesa in campo di Vendola (con l’inserimento del doppio turno nelle primarie) mi sembra solo un espediente per ottenere che nessuno vinca al primo turno (occorre raggiungere il 50%), che la componente di Sel possa trattare con i due contendenti finali (Renzi e Bersani) l’appoggio al secondo turno in cambio di futuri riconoscimenti politici.

Mi chiedo se questo è un modo di fare che possa riavvicinare la gente alla politica, ovvero a partecipare attivamente alle scelte per il proprio futuro. Altro che rottamare, qui c’è da usare il lanciafiamme! C’è anche un’altra possibile interpretazione di questo asfissiante masochismo della sinistra in Italia: la paura di andare al governo. Così si pasticciano a tal punto le cose, si scatenano insopportabili faide interne, si disgustano oltre ogni limite i propri elettori, che alla fine perfino un centro destra moribondo può riuscire a prevalere. Insomma meglio perdere con Bersani che vincere con Renzi, tanto per dirla papale papale. Se davvero fosse così, se davvero sarà così, allora vi meritate, ci meritiamo, dieci, cento, mille bunga-bunga.

Meglio perdere con Bersani che vincere con Renzi?ultima modifica: 2012-10-04T00:23:00+02:00da framat55
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2 pensieri su “Meglio perdere con Bersani che vincere con Renzi?

  1. Ottimo commento caro Effemme. Siccome ti conosco – come giornalista e come persona – lasciami dire che se tu hai colto la questione così lucidamente, da uomo di sinistra sinistra (certo: non estrema né – più – gruppettara) dovrebbero averla capita anche i dirigenti PD: il problema è che fanno finta. E vogliono moglie piena e botta ubriaca. Invece di gioire per avere delle grandi e combattute primarie con un candidato emergente, la loro unica preoccupazione è che il LORO candidato non le perda. Sinceramente io penso che sia con Bersani sia con Renzi il PD vince se non combina la bischerata suprema di far fare una legge elettorale… ad uso di Casini e di Berlusconi. Ma altra cosa è vincere con Bersani altra vincere con Renzi. Soprattutto hai ragione sulla primaria DI PARTITO. Che senso ha la primaria di COALIZIONE? certo con tutti gli elettori potenziali della coalizione… ed anche più in là, con tutti gli elettori interessati e basta. Ma come candidati? Il vero è, caro Effemme, è che la primaria di coalizione fu inventata per fare in modo di dire: il PD ci va col suo leader (e solo con lui). Sarebbe logico se questo leader fosse stato testé legittimato dagli iscritti e dagli elettori. Ma non è così: Bersani risale a tre anni fa! In nessun paese al mondo che pratica sistemi tipo il nostro la legittimazione del leader avviene ANNI prima del voto… E infatti Bersani se n’è reso conto e da subito ha detto: si facciano le primarie. Dopo di che ha fatto l’errore di volerle di coalizione: il che apre a Vendola. Ma Bersani e i suoi – cresciuto Matteo Renzi – si sono accorti che con Vendola a togliere voti a Bersani, MR forse vince. Ed è cominciata la solita solfa uggiosa di inventare regole fatte per vedere se si riesce ad evitare che MR vinca. E’ la REPLICA IN GRANDE STILE delle primarie fiorentine? Ricordi? Anche lì non c’era il doppio turno e fu messo DOPO. Solo che Renzi vinse lo stesso e alla prima. Insomma il PD si fa male da solo, perché non ce la peggio di dire “primarie primarie, primarie DNA del partito”, ma poi comportarsi in modo che tutti capiscano che le primarie vanno bene solo se garantiscono l’elezione di quello che vogliono loro.
    Speriamo bene. Non per loro, nemmeno per il PD: per il nostro futuro, come dici tu.

  2. Caro Francesco, condivido il tuo ben argomentato ragionamento. Anche se per me c’è un però a cui il tuo post non dà risposta.
    Cerco di spiegarmi:
    – quando Renzi parla di rottamazione, alle mie orecchie giunge musica. Pensare che finalmente qualcuno possa dare un calcio nel culo a quegli inciuciatori, consociativisti, cialtroni di D’Alema, Veltroni, Finocchiaro, Bersani, ecc., la “sinistra” che è stata incapace di arginare il berlusconismo, anzi ne è stata rianimatrice e complice, mi dà euforia. Sempre che il buon Renzi dalle parole passi ai fatti. Ma su questo credo si possa avere fiducia;
    – il problema, ed eccoci al punto, è che il nostro sindaco a chiacchiere è imbattibile – forse anche dal maestro indiscusso Berlusconi – ma è difficile individuare nel suo profluvio di parole qualcosa che assomigli a un impegno programmatico chiaro su temi fondamentali quali il lavoro, l’economia, la giustizia, tanto che – sebbene i termini non siano più netti come una volta – non si riesce a capire bene se sia di sinistra, di destra o di chissacché.
    Che farebbe il nostro Matteo primo ministro? Boh, chi lo sa?
    Certo un Renzi candidato della sinistra scongiurerebbe una vittoria dell’altro schieramento, mentre Bersani potrebbe addirittura ridare una chance a Berlusconi, con le catastrofiche conseguenze che avrebbe per la credibilità del paese agli occhi dell’Europa e del mondo.
    Ora è chiaro che per sopravvivere, vittoriosi o perdenti poco importa, i vecchi culi di pietra stanno cercando di fargli lo sgambetto.
    Probabilmente, tentano di aggirare Renzi per poi riconsegnarsi a Monti. In questo modo, come una squadra mediocre quale sono, otterrebbero quel pareggio che salverebbe loro il posto senza l’onere del governo, per il quale temo siano palesemente incapaci.

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